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#XiFpCgil / Cosa sconfigge le disuguaglianze

Gli interventi, all’XI Congresso Fp Cgil nazionale, dei professori Nicolò Giangrande e Enrico Giovannini
1 dic. - Il tema del rapporto tra diseguaglianze ed economia è stato uno dei leitmotiv dell’undicesimo congresso nazionale della FP CGIL. Ne hanno parlato molti delegati nei loro interventi, ma anche due ospiti, entrambi docenti universitari: Nicolò Giangrande, professore di Economia in Brasile, ed Enrico Giovannini, già presidente dell’ISTAT e Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, che insegna Statistica economica alla LUISS. Due approcci diversi allo stesso argomento - storico quello di Giangrande, politico quello di Giovannini – che giungono, però, alle medesime conclusioni: dalla diseguaglianza si esce con l’intervento pubblico e anche grazie alla mobilitazione sindacale.
Giangrande, intervenuto ai lavori della seconda giornata congressuale, ha iniziato la sua analisi guardando alle cause, molteplici, del declino economico del nostro Paese. Una caduta progressiva, iniziata negli anni Ottanta con la graduale diffusione, anche in Italia, dell’ideologia neoliberale introdotta bruscamente nel mondo anglosassone, con le politiche di Reagan negli USA e di Thatcher nel Regno Unito. “In questo periodo - ha spiegato Giangrande - gli investimenti produttivi sono stati sostituiti dalla pura speculazione finanziaria”. Successivamente hanno assunto un ruolo decisivo i cosiddetti “governi tecnici”, vera e propria peculiarità italiana (dal 1992 sono stati tre, su un totale di undici esecutivi), intervenuti sulle politiche fiscali e del lavoro. Determinanti sono state le misure di moderazione salariale, concretizzatesi nell’eliminazione della “scala mobile”, nella riforma del modello contrattuale e nella progressiva flessibilizzazione del mercato del lavoro. “Tutto ciò ha prodotto caduta dei salari e diminuzione del potere di acquisto - ha detto Giangrande -, con conseguenti calo dei consumi, degli investimenti e della spesa pubblica”. L’aumento della diseguaglianza nasce da qui e si è verificato in tutti i Paesi europei, in Italia con maggiore intensità. “Questa tendenza si inverte solo con un importante intervento pubblico finalizzato alla creazione di nuova occupazione - ha concluso Giangrande -, perché il mercato del lavoro privato non può assorbire l’attuale offerta di lavoro. Le proposte della CGIL, con il Piano del Lavoro, vanno in questa direzione, ma devono essere sostenute con maggiore intensità, con una grande mobilitazione confederale”.
Anche Giovannini, intervenuto in collegamento Skype nella giornata successiva, ha rivolto un invito al sindacato, che può avere un ruolo straordinario nel diffondere nei luoghi di lavoro il tema dello sviluppo sostenibile, a cui è dedicata l’Agenda 2030 sottoscritta nel 2015 dalle 193 Nazioni dell’ONU. “Sono quattro - ha chiarito il docente -, i pilastri su cui poggia questa sfida: non solo ambientale, ma anche economico, sociale ed istituzionale”. Torna, con Agenda 2030, la questione della lotta alle diseguaglianze. “Nessuno venga lasciato indietro” è lo slogan. Non lontano - ha rilevato Giovannini - da quello del Congresso FP CGIL : “Per tutti, tutti i giorni”. “Il tema di fondo dell’Agenda - ha spiegato l’ex Ministro - è quello della giustizia: sociale, intergenerazionale, di genere. E’ questo il core business di un sindacato moderno”. Non a caso anche la CGIL, insieme ad istituzioni e università, è parte dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, promossa proprio da Giovannini per l’attuazione, nel nostro Paese, dei 17 obiettivi strategici dell’Agenda. Uno, in particolare, può coinvolgere proprio la FP CGIL: quello relativo al cambiamento della governance. “La rendicontazione della sostenibilità - ha concluso il professore - deve entrare nei bilanci della Pubblica amministrazione, così come già avviene nelle imprese private”. (Simone Cereda)
pubblicazione | 01 dicembre 2018, 10:15
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