Cerca

#XiFpCgil / Investire in salute

Gli interventi, all’XI Congresso Fp Cgil nazionale, dei professori Michael Marmot e Emanuele Gruppioni
1 dic. - La salute dei cittadini può essere garantita solo da una società equa. E’ semplice, ma allo stesso tempo rivoluzionario, il messaggio del professor Michael Marmot, docente di Epidemiologia e Salute pubblica alla College University di Londra ed autore del libro “The health gap”, tradotto anche in Italia, intervenuto con un contributo video nella terza giornata del Congresso nazionale della FP CGIL.
Marmot, insieme alla sua equipe di ricercatori, dagli anni Ottanta monitora le disparità legate alle condizioni di salute. Un’indagine condotta negli Stati Uniti (dove, per tre anni consecutivi, l’aspettativa di vita della popolazione ha registrato una flessione) sulle malattie che colpiscono bambini e giovani lo ha portato ad individuare un legame molto stretto tra fattori sociali e disturbi alla salute. “Cattive condizioni sociali - ha spiegato Marmot - agiscono sulla mente, causando patologie psicologiche e psichiatriche, ma anche sui cosiddetti percorsi psicosociali (le nostre abitudini di vita) che, a loro volta, incidono direttamente sul fisico”.
Il ruolo dello Stato, della Pubblica amministrazione, è quindi fondamentale: gli interventi necessari iniziano con l’educazione dei bambini sino ad arrivare alla garanzia di condizioni minime per vivere in maniera sana, in un ambiente sano. “La salute – sostiene Marmot - è una scelta politica. Le nostre ricerche condotte in Inghilterra hanno provato il nesso tra aumento della mortalità precoce e tagli agli enti locali, perché quest’ultimi condizionano negativamente le caratteristiche dei quartieri, degli alloggi, dei servizi pubblici”.
Un esempio virtuoso di Pubblica amministrazione che non teme di investire nella salute dei propri cittadini è quello dell’Area di Ricerca e Formazione del Centro Protesi INAIL, la cui attività è stata illustrata da Emanuele Gruppioni durante la seconda giornata del Congresso. “Facciamo progetti - ha affermato il ricercatore, in servizio presso la sede di Budrio - anche quando economicamente può sembrare poco conveniente perché il risultato del nostro lavoro può aiutare, nell’immediato, solo poche decine di pazienti. Il pubblico può e deve fare anche questo”.
Il lavoro dell’Area di Ricerca INAIL, che opera in sinergia con università, aziende sanitarie e in particolare con l’Istituto Italiano di Tecnologia, parte proprio dalle esigenze dei pazienti, raccolte ed analizzate dal Centro Protesi. Gli step successivi sono la progettazione del prodotto, la sua sperimentazione clinica e, infine, la commercializzazione. Così la salute, grazie alla Pubblica amministrazione e alla ricerca, raggiunge risultati che fino a pochi anni fa parevano avveniristici. Come Hannes, una mano robotica che rappresenta l’evoluzione della tradizionale protesi, che restituisce al paziente oltre il 90% delle funzionalità perdute, oppure come il dispositivo Twin: un esoscheletro che consente di camminare a chi ha subito danni al midollo spinale. (Simone Cereda)
pubblicazione | 01 dicembre 2018, 12:37
< Torna indietro