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Inps / Ti telefono o no?

Vicenda surreale all’istituto previdenziale che, per un cambio di gestore telefonico, in diverse regioni è rimasto senza linea telefonica. Per la Lombardia la coordinatrice Fp Cgil Trevisani chiede immediatamente soluzioni tampone: ‘salvaguardare i servizi, per i lavoratori e i cittadini’
11 gen. – “Chiediamo all’Istituto di evitare in tutti i modi possibili l’isolamento delle Sedi del territorio Lombardo e di porre in essere tutti gli strumenti per non interrompere il servizio telefonico delle Sedi della Regione Lombardia”. I sindacati regionali dell’Inps chiedono una risposta urgente ai vertici dell’istituto previdenziale su una situazione che ha del paradossale: l’isolamento telefonico. “Ci sono stati problemi con il nuovo gestore. L’appalto – dopo il bando di gara voluto dall’Inps per risparmiare sul servizio di telefonia - doveva partire con il 2019 ma per inadempienze della nuova società (su termini e tempi contrattuali) la linea ancora non è stata attivata. Questo blackout è grave e se l’Inps sta pensando a eventuali azioni legali resta però il fatto che l’ente avrebbe dovuto organizzarsi in modo più opportuno, tutelando la propria funzione” afferma Antonella Trevisani, coordinatrice Fp Cgil Lombardia. Ed è nello specifico alla nostra regione che la sindacalista guarda: “Non possiamo permetterci che le sedi lombarde restino isolate come sono ad esempio, quelle piemontesi e toscane. Il nostro contratto scade oggi. Urgono soluzioni tampone per non restare senza telefoni”. Usandolo sempre, si dà per scontato che questo strumento serve per far comunicare gli uffici tra loro, sia nella stessa sede che tra sedi diverse, per interfacciarsi con l’utenza ma anche ad esempio con i consulenti e i patronati. “È tutto assurdo. Si aggiungono criticità a criticità, dovute a come in questi anni è stata governata l’amministrazione. Le ripercussioni cadranno sui soliti noti: lavoratori e cittadini, che ognuno per la propria parte subiranno gli effetti di questo disservizio” rileva Trevisani. Vanno giù duri anche i sindacati nazionali che sottolineano come la vicenda sia “espressione di un Istituto in declino ed allo sbando, che non percepisce la necessità di interloquire con le rappresentanze del personale e sembra vivere quest’esigenza come un fastidioso adempimento”.
tiziana.altea | 12 gennaio 2019, 14:38
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