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Rom e sinti / La Cgil interviene sul censimento dei campi nomadi in Lombardia

Lattuada: la mozione approvata dalla Regione è “pericolosa e discriminatoria”. Vanoli (Fp): “strada vergognosa, inquietante, insopportabile”
6 lug. – Approvata lo scorso 3 luglio da Regione Lombardia la mozione della consigliera Silvia Nardone (FI) di attuare un censimento dei campi rom e sinti su base regionale, la CGIL lombarda, con Elena Lattuada, così ha replicato al progetto, lanciando insieme un allarme e un appello. “Abbiamo un triste primato: la Regione governata dal centrodestra decide di fare da apripista a eventuali provvedimenti - dei quali si tratterebbe di verificarne la costituzionalità - che, usando le parole della senatrice a vita Liliana Segre ‘sporcano la nostra civiltà democratica’ – afferma la segretaria generale -. La mozione è stata presentata come una semplice ricognizione per raccogliere dati, già ampiamente in possesso di Regione e Comuni e adducendo, tra l’altro, la necessità di combattere l’abbandono scolastico. Per garantire il diritto all’istruzione per l’intera comunità, composta da bambini e studenti italiani, migranti e rom, servono investimenti, lavoro e reddito e politiche di integrazione, non un banale censimento su base etnica. Anche così si risponde al legittimo bisogno di legalità e di sicurezza di tutti i cittadini, nel rispetto della convivenza civile. La CGIL esprime la propria solidarietà ai popoli Rom e Sinti, anche opponendoci alla pericolosa deriva di odio, divisione e discriminazione”. All’appello di Lattuada affinché si alzi la viva voce di tutte le forze democratiche, attraverso “tutte le iniziative possibili e, nel contempo, verificando la legittimità costituzionale degli atti formali che vengono intrapresi”, si aggiunge anche la segretaria generale della Fp Cgil Lombardia Manuela Vanoli. “La strada intrapresa dalla Regione è vergognosa, inquietante, insopportabile. E a dispetto di quanto la storia ha già purtroppo insegnato. Per quanto ci riguarda contrasteremo gli assalti alle persone, a maggior ragione se più deboli, se minoranze, e magari etichettate a prescindere e senza scampo nel rango dei criminali. Rappresentiamo le lavoratrici e i lavoratori dei servizi pubblici, quelli che erogando diritti di cittadinanza fanno nel concreto la democrazia. Per questo, concordando con Lattuada sul triste primato lombardo, aggiungo che per noi è tanto più triste e grave che a raggiungerlo sia un’istituzione, un ente pubblico”.
tiziana.altea | 06 luglio 2018, 16:30
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