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Legge 194 / Cgil: guai a chi la tocca

Periodo di fuoco per la legge figlia di una dura rivendicazione delle donne alla propria autodeterminazione

12 ott. – Fulmini e saette sulla legge 194. Aguzzate, da ultimo, dalle pesanti dichiarazioni antiabortiste di Papa Bergoglio, da un lato e, dall’altro, da tutta una serie di iniziative, siano normative (ddl Pillon, ddl 45, ipotesi di revisione della stessa 194) o siano manifestazioni masculo– fasciste contro l’autodeterminazione femminile. Durissima la reazione della Cgil. Prima sul papa, con la sua “offesa che ferisce, con inaudita violenza, tutte le donne che ricorrono all'interruzione volontaria di gravidanza”. Cioè a un diritto conquistato e messo di continuo in discussione, visto che la legge 194 è “di fatto inapplicata per la crescente obiezione di coscienza, che in alcune regioni d'Italia raggiunge anche il 90% – tuona Loredana Taddei, responsabile nazionale delle politiche di genere (rincalzata anche dalle affermazioni di Andrea Filippi, segretario nazionale Fp Cgil Medici) –. Il sommo pontefice dovrebbe sapere che le leggi del nostro Stato si rispettano, così come le donne; mentre il Governo e le Istituzioni dovrebbero sapere che lo Stato deve essere garante del diritto all'interruzione di gravidanza libero e gratuito, affinché le donne possano scegliere liberamente di diventare madri, senza discriminazioni”.
Non da meno sono la Cgil lombarda e milanese che, agguerrite, avvisano: “Giù le mani dalle donne”. A Milano il Comitato NO194 ha organizzato, con gruppi di estrema destra, una manifestazione per sabato 13 ottobre. L’intento è quello di arrivare all’abolizione di questa legge. Imponendo – denuncia congiuntamente la Cgil – “la prevalenza di un presunto diritto di nascita sulla salute e le scelte delle donne, persino nel caso estremo in cui la gravidanza sia conseguenza di una violenza subita”. Per il sindacato la 194 va assolutamente difesa e nella nostra regione bisogna anche “fare passi avanti”. Ad esempio, aumentando i consultori, risolvendo il vulnus di una obiezione di coscienza tale che può impedire in sicurezza l’esercizio di un diritto, finanche alla contraccezione, e snodando dall’obbligo al ricovero in caso di aborto farmacologico. “Noi chiediamo di applicare per intero la Legge 194, intervenendo nelle pratiche concrete che ogni giorno ne ostacolano l’attuazione. Chiediamo di fare passi avanti per sostenere la IVG farmacologica come accade negli altri paesi europei, di garantire la presenza necessaria di personale non obiettore in tutte le strutture accreditate della Lombardia, di garantire l’azione di educazione alla sessualità consapevole e alla contraccezione. Sulla libertà, la salute e l’incolumità delle donne noi andiamo avanti”.
tiziana.altea | 12 ottobre 2018, 09:59
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